Quell’assurdità del DDL Matrimoni


Ha avuto vita breve e tormentata ed è andata bene così.

Del #DDLMatrimoni si sono dette tante cose, nessuna buona; su Twitter (nella mia bolla, almeno) il dibattito è stato molto vivace ed in nessun caso benevolo.

Se ne son dette molte della follia giuridica e fiscale proposta da un pugno di parlamentari del gruppo Lega Salvini; si è detto ad esempio che è una norma incostituzionale perché non si possono discriminare (neppure fiscalmente, neppure a botte di bonus) i nubendi che abbiano scelto di celebrare secondo rito civile rispetto ai nubendi che abbiano optato per il rito concordatario; Oscar Giannino ficcante ha bollato giustamente la proposta di paternalismo pauperista sanfedista.

Più nel dettaglio, quali sono le previsioni del #DDLMatrimoni? Ecco qui sotto

Di tante e tante che se ne sono dette e se ne possano ancora dire, una mi pare di particolare rilievo, non fosse che solo uno studente al terzo anno di ragioneria strabuzzerebbe gli occhi.

Per beneficiare appieno del bonus secondo l’ormai consolidata formula del credito d’imposta “spalmato” su più annualità d’imposta (110% do you know?) limiti e requisiti economici sono

a) di poter fruire di una detrazione del 20%
b) fino al massimale di spesa di 20.000 euro
c) di avere reddito ISEE di 11.500 euro a nubendo e cioè di 23.000 euro a “famiglia”

In parole semplici, i parlamentari leghisti affermano che due persone in procinto di sposarsi e con reddito ISEE (quindi dei rispettivi nuclei familiari di provenienza) ciascuno di 11.500 euro all’anno possano sobbarcarsi di spese per cerimonia di almeno 20.000 euro così da poter ottenere 4.000 euro di credito d’imposta (ovvero 2.000 euro ciascuno) da “spalmare” all’interno della dichiarazione dei redditi di ciascuno in cinque quote annuali.

Già così verrebbe da chiedersi: ma perchè? ma vi rendete conto?

Si aggiunga poi che, probabilmente, quei poveri nubendi -con la misera capacità reddituale a cui la legge vorrebbe costringerli- non sono neppure capienti fiscalmente ovvero non sono neppure probabilmente chiamati a versare imposte sicché del credito d’imposta possono ben stropicciarsi. O forse potranno cederlo?

Ops! Ho sbagliato proposta 🙂

Giuste perplessità.

E tutti vissero felici e contenti.

Ed a seguire l’epitaffio.

Ringrazio per gli spunti: la pagina Politics, Oscar Giannino, Marco Cappato e Arturo Bandini.


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